Blockchain. Come funziona la catena di fiducia che cambierà il mondo.
giugno 17, 2021

La blockchain è una tecnologia ormai molto diffusa che fa parlare tanto si sé. Ci sarà capitato di ascoltare dei discorsi o di guardare video dove veniva presentata in maniera più o meno difficile.

Noi di Hydrogen ci siamo fatti due domande: cos’è e come funziona la blockchain? Qual è il valore aggiunto che può portare alla nostra società?

Dopo aver fatto tante ricerche abbiamo trovato delle risposte molto interessanti da condividere con voi.

All’origine dell’economia

Per parlare di Blockchain è indispensabile innanzitutto introdurre un argomento che sta alla base dell’economia umana: gli intermediari finanziari.

Molti millenni fa, le monete non esistevano ancora e gli scambi avvenivano tramite il baratto. Ciò che non mi era utile lo scambiavo con altre persone per poter avere in cambio oggetti di cui avevo bisogno. C’era da fidarsi di questo metodo? Scambiando un annaffiatoio in cambio di una zappa chi assicurava che lo scambio fosse equo?

Ovviamente questo sistema non poteva durare molto, più il mercato si ingrandiva e gli scambi commerciali si facevano a grandi distanze da casa, più cresceva il bisogno di avere degli elementi univoci di scambio. Ecco quindi comparire piccoli oggetti come pietre e conchiglie che costituivano il primordio dei soldi.

Anche questo metodo però alle lunghe causò qualche problema. I sassi, infatti, hanno un valore materiale difficilmente interpretabile. Hanno forme e pesi differenti e il valore veniva gestito in maniera arbitraria.

Ecco sorgere allora i primi intermediari finanziari, quelle istituzioni che tutelano il valore di una moneta e garantiscono per il suo valore. Questa idea nacque nei santuari, quando ancora non esistevano le banche, dove le pietre e altri oggetti ricevevano un marchio che ne identificava il valore.

Oggi questa funzione è delegata alla Zecca di Stato e alle Banche. Le stesse Istituzioni che ci proteggono in caso di furto, inflazione o svalutazione del mercato.

Arriva qualcosa che va contro tutte le nostre credenze

Abbiamo visto quindi come da un periodo della storia in cui il baratto avveniva senza nessuna garanzia, si è passati ad un’epoca, che dura tutt’oggi, dove gli scambi sono tutelati e garantiti da terzi.

Nel corso degli anni quindi gli esseri umani hanno sempre delegato le loro economie a terze parti. Abbiamo imparato a fidarci e a non discutere il valore attribuito ai soldi.

Chi di noi infatti ricevendo una banconota da 5 euro metterebbe in dubbio il suo valore? Se c’è scritto 5, non può valere 4 e neanche 6.

Tuttavia, c’è chi ha messo in dubbio questo sistema, dando origine a qualcosa di diverso, in grado di ribaltare questa nostra credenza.

Nel 1991, un duo di ricercatori americani inventò la tecnologia dei Blockchain. Pensata inizialmente per firmare i documenti digitali in modo che non fosse possibile retrodatarli o manometterli. Si trattava in pratica di un notaio digitale che fungeva da garante elettronico.

Questa tecnologia però non fu praticamente mai utilizzata fino al 2008 quando i Bitcoin iniziarono a circolare per il mondo del web.

La funzione della Blockchain in sintesi è quella di garantire e proteggere il valore di una cosa, senza il bisogno di terze parti. Serve a disintermediare gli scambi finanziari e toglie la necessità di fidarsi a tutti i costi di altri.

Una tecnologia dalla grandissima funzionalità, che è stata introdotta solo 18 anni dopo la sua creazione.

Come spieghiamo in questo articolo infatti, spesso la cautela rallenta il progresso e non ci consente di cogliere tempestivamente i segnali che ci arrivano dal futuro.

Nel caso della Blockchain, quello che mancava era proprio un cambio di visuale, il ribaltamento degli ideali che nel corso dei millenni abbiamo affidato all’economia.

Di fatto la Blockchain ribalta questa visione di fiducia verso gli intermediari, rendendo queste istituzioni obsolete e forse prossime all’estinzione.

Ma come funziona esattamente questo sistema?

Cos’è la Blockchain?

La Blockchain è una specie di archivio digitale consultabile da tutti gli utenti del Web, di conseguenza, ogni genere di informazione contenuta all’interno delle blockchain e condivisa ed è molto difficile da modificare o alterare.

Un blockchain è letteralmente una catena di blocchi contenenti delle informazioni. Ogni blocco è un po’ come un cubo, sulle cui facciate sono contenute 3 informazioni principali. Sul primo lato ci sono i dati dell’elemento memorizzati in quel blocco (ad esempio il valore di un conto Bitcoin, i dati relativi ad un contratto, oppure la titolarità di un’opera d’arte digitale). Questo lato è il più importante e può variare in base ai movimenti che facciamo. Se per esempio il dato registra 5 euro ma si effettua un pagamento di 2 euro ad un amico, la blockchain memorizzerà la transazione e il totale relativo che resta sul conto.

La seconda facciata si chiama hush, si tratta di una stringa di numeri e lettere che identifica quel blocco e resta sempre invariato, come una specie di impronta digitale. Funziona come un catenaccio con apertura a combinazione segreta.

Il terzo elemento contenuto in un cubo è il secondo hush che sigilla il blocco tutelando il codice del primo hush. Un vero e proprio lucchetto che ne chiude un altro. È proprio la presenza di questo secondo lucchetto a dare origine alla catena dei blockchain.

Immagine tratta dal video di Te lo spiego

Il secondo hush infatti è legato a sua volta al primo hush del blocco di un altro utente. Questo rende tutti gli elementi e i dati concatenati fra loro in un rapporto di protezione reciproca. In sintesi, il lucchetto è sigillato con un secondo lucchetto che a sua volta chiude anche il primo lucchetto di un vicino. Il vicino avrà a sua volta un ulteriore lucchetto che chiude quello di un altro e così via.

Ma se c’è una catena, da qualche parte ci sarà un lucchetto scoperto e non concatenato. Si tratta appunto del primo blocco che è un po’ particolare. Non potendo contare su nessun hush, viene chiamato in gergo Genesis Block.

Immagine tratta dal video di Te lo spiego

Ma come protegge i dati?

La Blockchain dispone di un protocollo di di sicurezza chiamato “proof of work”. Se infatti l’hush di un blocco viene manomesso, anche il blocco del vicino subisce un danno, creando una catena di errori.

Modificare un hush è estremamente facile per un hacker, che in pochi minuti potrebbe manomettere un intero sistema di catene.

Ecco che qui interviene la proof of work. Ogni volta che viene modificato un hush, è richiesta una serie di calcoli aggiuntivi che, se pur identificabili da un hacker, rallentano di diversi minuti il processo di appropriazione dei dati. Se si manomettesse un blocco, infatti, sarebbe necessario calcolare la proof of work di tutti i dati contenuti nella catena. Questo richiede dei tempi molto lunghi che scoraggia qualsiasi malintenzionato.

Come se questo non bastasse, c’è un ulteriore sistema di sicurezza che dissuade i criminali del web. Si tratta del sistema decentralizzato alla base della blockchain. La blockchain usa una rete peer to peer dove chiunque può chiedere di entrare a far parte di una catena, diventandone a sua volta un nodo e può verificare che tutto sia in ordine. Ogni volta che qualcuno genera un nuovo nodo della catena, gli altri blocchi controllano il codice di creazione per verificare se si tratta di un codice originale oppure manomesso. Qualora un hacker creasse un nodo fittizio, gli altri nodi presenti sulla catena non lo riconoscerebbero e lo distruggerebbero (un po’ come fa il nostro sistema immunitario contro virus e batteri). Per poter hackerare una qualsiasi proof of work bisognerebbe manomettere contemporaneamente più del 50% dei blocchi, cosa quasi impossibile (per ora…) visti i consumi di energia e di tempo richiesti.

Per ulteriori informazioni per fare chiarezza sul funzionamento della blockchain potrebbe essere utile guardare questo video.

Immagine tratta dal video di Te lo spiego

In sintesi…

La blockchain funziona come una vera e propria catena dove gli anelli (contenenti i nostri dati) sono tenuti gli uni agli altri. Se uno degli anelli della catena viene spezzato, anche tutti gli altri anelli iniziano a cedere. I sistemi di sicurezza interni però non consentono agli hacker di manomettere questi anelli.

Essendo sigillati gli uni con gli altri, ogni elemento della catena comunica con gli altri. La forza del mio anello diventa la forza dell’intera catena e viceversa. Questo genera un sistema win-win dove la sicurezza e la forza  della mia catena diventa un’assicurazione per gli altri. Mettendo in salvo i miei dati, metto in salvo quelli degli altri. Se tento di rubare i dati di qualcun’altra, metto a repentaglio i miei stessi dati.

Ecco perché in un ipotetico mondo dove ogni essere umano possiede un blockchain il furto potrebbe diventare una rarità. Qui è vietato barare.

Chi usa oggi la blockchain?

Inizialmente questa tecnologia fu inventata per proteggere i dati contenuti all’interno dei documenti digitali. Tuttavia iniziò a prendere maggiormente piede quando nel 2008 furono introdotti i Bitcoin.

Immaginate questa moneta che è libera da qualsiasi intermediario bancario e dalle leggi dello stato. In caso di furto o attacchi sarebbe difficile proteggerla. Inoltre il valore della moneta potrebbe venire modificato in continuazione, creando un mercato instabile oppure troppo stagnante.

La tecnologia della blockchain qui diventa garante e intermediario tecnologico con un margine d’errore molto più basso delle banche fisiche.

La condivisione dei dati e delle transazioni monetarie è protetta e tutelata da un elemento tecnologico che di per sé è imparziale (almeno finché nessuno deciderà di privatizzare l’intero sistema di blockchain).

L’elemento in questione è talmente imparziale che Oxfam sta pensando di lanciare un progetto dedicato a tutte quelle persone nel mondo che non avendo sufficienti garanzie, non possono accedere ai sistemi bancari. L’intento della Onlus è quello di creare un mercato per gli indigenti conferendo una valuta simile al Bitcoin e tutelata non dalle banche o dagli Stati, ma dalla blockchain. Qui uno degli esempi con la quale Oxfam riesce ad intervenire su territori impattati dai disastri ambientali.

La blockchain inoltre oggi è utilizzata per tutelare i diritti d’autore dei così detti NFT (non fungible token), degli elementi interamente digitali che sono venduti online. Pensiamo a opere d’arte digitali, oggetti da collezione in 3D o anche articoli e libri in pdf. Tutti questi elementi sono protetti da copyright e garantiscono al possessore l’unicità e l’originalità dell’elemento. Un po’ come quando dietro ai quadri dei collezionisti venivano attaccati i certificati che garantivano l’autenticità dell’opera. La blockchain costituisce un elemento di sicurezza all inclusive: notaio, documento di autenticità e polizia postale in un solo elemento.

Guardando al futuro

Oggi la blockchain sta diventando parte integrante delle nostre vite e molto probabilmente in futuro non potremo farne a meno. Le funzionalità di questo sistema sono molteplici eppure ancora oggi non le stiamo utilizzando tutte in maniera ottimale. La blockchain garantisce:

  • Decentralizzazione: le informazioni vengono registrate distribuendole tra più nodi per garantire sicurezza informatica e resilienza dei sistemi.
  • Tracciabilità dei trasferimenti: ciascun elemento sul registro è tacciabile e si può risalire  all’esatta provenienza
  • Disintermediazione: le operazioni possono avvenire senza terzi intermediari, ossia senza l’intermediazione di enti centrali fidati.
  • Trasparenza e verificabilità: il contenuto del registro è trasparente e visibile a tutti
  • Immutabilità del registro: una volta inseriti sul registro i dati non possono essere modificati senza il consenso della rete
  • Programmabilità della rete: è possibile programmare certe azioni affinché vengano effettuate solo in determinate condizioni di sicurezza

Tutti questi elementi messi insieme generano qualcosa di forte (non possiamo definirlo indistruttibile) che può aiutare la società a marciare velocemente verso il processo.

Immaginate un mondo dove il cittadino è cosciente di dove, come e quando i soldi delle proprie tasse vengono spesi. Sapere per chi e per cosa è stato usato quel denaro pubblico.

Oppure essere consapevoli di quando e se il mio voto è stato scrutinato e a quale partito è andato.

Insomma, qui ci limitiamo a descrivere solo due esempi, ma i benefici che questa tecnologia potrebbe apportare sono davvero molteplici.

Non parliamo di un sistema perfetto e indistruttibile, parliamo al contrario di un elemento che potrebbe ribaltare la nostra percezione sul mondo e fornirci uno strumento per una società più consapevole, inclusiva, trasparente, verificabile, dove non si può barare e sopratutto più sicura.

Non sarebbe un universo perfetto ma a noi piacerebbe già così…